Marco Morello e Francesco Tranquilli, finalisti per la tappa di Perugia di Tiro Rapido 2009 (versione privata)
Inutile girarci intorno: gongolo. Il Marco Morello di cui sopra sono proprio io. Non scrivevo una riga da dieci anni. Ci provo adesso dopo aver rosicato per non aver partecipato l’anno scorso. E passo la selezione della tappa di Perugia, insieme a Francesco Tranquilli, che, per intenderci, è Uno Scrittore Vero.
Francesco sembra un tranquillo insegnante. Ma ha pubblicato a marzo il suo primo romanzo e la sua carriera di scrittore noir è pronta per esplodere.
La cosa è andata così. Assegnate le tracce, sto lì a sistemare le cose sul tavolo per rimettere a posto le emozioni più che le idee. Tiro fuori dalla borsa la Vitamina C+ Spray, il rimedio omeopatico tuttofare, una cartelletta di pelle Spaulding con un inutile block notes, una biro, due telefoni Nokia silenziati, un paio di cuffiette stereo, eventuali biglietti da visita. Computer e alimentatore erano già in funzione. Qui c’è una foto della postazione.
Appoggio la macchina fotografica dietro il computer. Provo a respirare un po’. Poi scrivo subito una cosa che non riesco a rileggere perché mi orripila.
Avendo paura di poter proporre una cosa simile (poi che dicono di me?) cerco di sviluppare le altre tracce e scrivo due cose una vagamente utilizzabili come punto di partenza sulla traccia di Narducci e un’altra completamente idiota (il punto di vista dello spacciatore che va in bagno mentre nell’altra stanza viene commesso l’omicidio di Mez) sulla traccia di Meredith Kercher.
Mi accorgo che della faccenda di Meredith non so proprio parlare. Ma nemmeno traslare. Quindi insisto con Narducci e viene fuori un altro raccontino veramente penoso con accenni a festini di ricchi perugini e dettagli ridicolmente scabrosi. Insomma non ce n’è, sono entrato nel loop da Compito in Classe.
Rivedo l’idea principale su Narducci (incentrato sul momento della sua morte - e sul personaggio potente onnipotente che lo fa uccidere) e poi inizio a disperarmi perché mi sembra di non essere capace, quindi inizio altri due pezzi su Narducci mischiando le idee. Abbandono perché mi accorgo che questa cosa dello scrivere in 911 minuti 2550 battute non fa per me. Sono uno che rimugina. Lascio lì un giorno e poi rileggo. In una sola giornata come si fa?
Sono le cinque del pomeriggio. La maggior parte delle persone ha già consegnato il pezzo. Io decido che niente va bene. O ricomincio oppure rileggo il primo pezzo liberamente ispirato al mostro di Foligno. Lo rileggo. Mi raccapriccia. Queste storie, da quando sono diventato padre, mi terrorizzano. Anche se le ho scritte io. Ma se mi orripila significa che…
Sistemo la storia. Si chiama “Non dirlo alla mamma”. Cambio una parola nel paragrafo iniziale, per fare in modo che non sia così crudo ma si possa immaginare (sperare) un doppiosenso o un depistamento. Tolgo il termine “masturbarsi”. Mi rigiro tra le dita il paragrafo finale, che, nonostante la buona frase finale, risulta veramente troppo moscio.
Ma arrivano le sette di sera, ho 45 minuti. Azzardo una revisione ma infilo una frase che mi fa capire quanto sono rincoglionito dopo una giornata dedicata intensamente all’esercizio della mia grande passione segreta. Così cancello la frase, cambio leggermente l’ultimo paragrafo, che trovo ancora poco incisivo, ma consegno per il terrore di rovinare tutto in un gesto di disperazione.
Senza aspettative ma Veramente Felice di aver speso una giornata scrivendo mi unisco al tavolo dei curiosi che aspettano la sera sperando che qualcuno ci dica qualcosa circa Il Verdetto. Ma gli organizzatori sono inflessibili: sapremo tutto domani, tramite e-mail. Stasera verranno informati solo i giornalisti invitati alla conferenza stampa da Porsche Italia.
Si cazzeggia con Luca Fassina (il giornalista col cappello), Annamaria Ortica, Francesco Tranquilli (l’agitato predestinato - guardate che scrive da vero figo, lui!) e un altro giovane partecipante. Siamo tranquilli ma ci piacerebbe tanto sapere chi ha passato la selezione per le finali.
Apriamo la fabbrica delle cazzate come solo in un vero caffè letterario solo tra veri artisti e rimpiango che non si abbia avuto il coraggio di continuare fino a notte esibendo ciascuno la propria anima segreta di Picabia.
Torno a casa, scarico le foto sul computer. Ceno da solo con il resto della famiglia a pochi cuscini da me. Ho un positivo senso di pienezza. E non è la cena.
Qui le foto che ho scattato.
Ci vediamo a Milano il 16 novembre per la finale.
Marco Morello di supersalute.com