Francesco Tranquilli vince Tiro Rapido 2009

Se si può dire “Lo sapevo,” lasciatemelo dire senza falsa modestia. Lo sapevo, ragazzi, che questo Tranquilli (vedi foto) aveva qualcosa di poco traqnuillo.

Io e lui ci siamo classificati come vincitori della tappa perugina di Tiro Rapido 2009, la sfida letteraria organizzata da Porsche Italia con il consueto supporto dell’azienda vinicola Primosic. A Perugia ci siamo sfidati nel più bel caffè della città: il Caffè di Perugia. Il suo racconto si mangiava il mio in un sol boccone, ma il mio era abbastanza turpe da farsi sputare dopo i primi morsi, quindi mi sono classificato con lui per la finale.

Il 16 novembre ci siamo incontrati di nuovo, a Milano, sala Montanelli, Corriere della Sera, per sfidarci e sfidare gli altri 12 concorrenti provenienti dal resto d’Italia.

14 concorrenti, che hanno già vinto la pubblicazione nel volume TIRO RAPIDO 2009, si sono misurati su due tracce davvero belle. La prima sembrava uscita dal mio cassetto dei desideri:

  1. Lui, lei e il cadavere
  2. Il commissario: colpevole o innocente?

Nella mia carriera di scrittore mancante (dai non posso dire mancato, perché non ci ho mai provato. Però mancante sì, perché ai miei racconti mancava sempre qualcosa: di solito c’era l’inizio…) nella mia carriera di scrittore mancante il cadavere in scena era una delle situazioni preferite. Decapitato, in salotto, sulla spiaggia (copiando), nudo, vestito, in compagnia… Insomma, quella traccia lì sembrava fatta apposta per me. Fosse che fosse la volta buona e riesco a finire un racconto con il cadavere?

Invece, ecco, è scattata la Paura da Compito In Classe, m’è partito l’Effetto Tabula Rasa. Mi sono sforzato di trovare uno spunto anche negli incipit dei miei raccontini del liceo. Niente da fare. Ho provato a lasciar perdere e pensare ad altro. Ho messo su un po’ di musica. Ho scelto le musiche di Bernard Herrmann per i film di Alfred Hitchcock, poi sono passato a Mozart, ma niente…

Se a Perugia mi ero buttato immediatamente su un’idea che poi avevo accantonato perché mi sembrava aberrante e quindi improponibile (quella che poi mi ha fatto vincere), qui non riuscivo a costruire nulla e sono andato avanti per frasi.

Nel tentativo di fare qualcosa di diverso per evitare il solito clima lugubre, pioggia, nebbia, notte, sono partito con uno scenario primaverile. Ma poi tutto veniva fuori talmente a fatica che ho abbandonato per una notte di pioggia in un secondo racconto. Il secondo racconto (veramente sotto la media della mediocrità) è venuto fuori tutto insieme. Rileggendolo aveva troppi OMMIODDIO per essere sostenibile, quindi sono tornato alla primavera del primo e ho cercato di tirare fuori qualcosa. Però scrivevo senza sapere dove volevo andare a parare e questa è una tecnica che non paga (a meno di chiamarsi Aldo Nove, che magari si lascia trasportare ma arriva sempre in qualche posto interessante).

Mentre sono lì che arranco arriva l’ora di pranzo e ne approfitto per leggere le prime righe del romanzo che Francesco Tranquilli, con deliziosa dedica, mi ha regalato quella stessa mattina prima di andare al Corriere della Sera.

Io faccio così con tutti i libri, mica cambia qualcosa con questo: leggo le prime frasi e so se mi piace o no (in verità: annuso e poi leggo le prime frasi).

Beh. Leggo le prime frasi e so subito che Francesco Tranquilli vincerà. E’ bravo. Fa ridere. Ci sa proprio fare. E’ uno scrittore. Io devo fare ancora un po’ di strada.

Rendetevi conto che Francesco è uno che fa proprio come gli scrittori veri. Non è come me che da 10 anni non scrivevo una riga e che adesso mi sono buttato nell’avventura bohémienne da caffè letterario de noantri. Lui tutti i giorni si sveglia a un’ora improba, tipo le 4.30 o le 5 del mattino, e mentre tutta la famiglia dorme, scrive.

Ragazzi, si merita ogni virgola del suo successo. Ogni punto esclamativo.

Ma io sono qui per parlare della serata della premiazione.

La serata della premziazione funziona così. Arriviamo tutti in orario. Tergiversiamo un po’, poi ci sediamo. Doppia fila di tavoli, videoproiettore, menu e scaletta sconosciuti. Francesco Tranquilli (io so che vincerà perché ho letto il romanzo o perché lo desidero fortemente - chi crede alla legge dell’attrazione?) Francesco Tranquilli si siede al tavolo dove mi siedo anche io (non che sia un caso: abbiamo passato del tempo insieme in questi giorni milanesi, ci siamo scritti, prima, veniamo tutt’e due dalla tappa di Perugia. Poi mi è molto simpatico. Poi sarà il vincitore…). Faccio in modo che si sieda oltre mia moglie, così, quando comunicheranno il vincitore, lui potrà alzarsi senza far spostare tutti.

La cena è decorosa. Il vino bianco Ribolla Gialla di Primosic scorre a fiumi. Io non reggo il vino bianco (non che non mi piaccia deltutto, ma mi fa subito effetto) quindi seguo tutto con particolare pathos. Porsche Italia ci racconta tutte le tappe di Tiro Rapido 2009. Ciascuna coppia di vincitori della propria tappa rivede le impietose foto fatte all’ingresso. Vengono snocciolati dati sulla manifestazione, quanti partecipanti, quanti racconti, paragoni con le altre edizioni, racconti fantasmagorici su alcune iniziative (una sfida letteraria per esempio si svolgeva su un battello)… insomma, avremmo voluto annoiarci e chiacchierare tra noi come alunni dell’ultimo banco, invece abbiamo ascoltato con interesse perché tutto era interessante e ci riguardava da vicino. Questa smania di cose belle che prendeva il massimo esponente della comunicazione di Porsche in Italia contagiava anche noi. O meglio, ci aveva già contagiati mesi fa, quando avevamo mandato la richiesta di adesione al concorso.

A cena parliamo tra commensali. La ragazza al mio fianco è un’insegnante di materie artistiche. E’ al suo terzo concorso letterario con Porsche. La sua amica è un’artista. Un ragazzo alto alto è il direttore marketing di una squadra di basket famosa… Francesco Tranquilli è un insegnante di lingua e civiltà francese. Io un imprenditore della net economy.

Francesco ha già pubblicato un romanzo noir (Blackout), ambientato proprio nella sua scuola. Si parte con i racconti di scuola, dalle assurdità dell’impianto organizzativo/burocratico agli aneddoti sugli studenti, le gite, la vita di classe.

In una fase della cena, tra il primo e il secondo, c’è una lunga pausa organizzativa del ristorante e il professor Daniele Protti, direttore dell’Europeo, prende in mano la situazione, fa un riepilogo delle informazioni salienti sui racconti letti in questa edizione e su quelli della finale (dice: “alcuni hanno scritto un buon racconto durante la selezione e nel corso della finale hanno scritto peggio” e io mi sento subito chiamato in causa), poi spiega un foglio A4 e dà pubblica lettura del racconto vincitore.

Fa un piccolo appunto prima di iniziare. Io sto guardando Francesco, che invece è in trance. Lo fotografo anche, già che ci sono, con il Nokia N82 (è sempre lui, il cellulare che ho vinto nel press tour Nokia del 2008). Francesco certamente sa di aver scritto un bel racconto (ne ha consegnati tre, ma uno gli sembra proprio ben scritto) ma lui non sa di aver vinto.

Il piccolo appunto riguarda un accorgimento tecnico presente nel racconto: l’utilizzo del corsivo. Dice qualcosa tipo “il corsivo viene usato da qualcuno che non è più”.

Francesco ha un movimento delle mani sulla faccia (si sta tenendo la faccia, Francesco, per evitare che gli esploda per la tensione). Alla lettura della prima frase gli scoppia un sorriso ed esulta con grande contegno, anche se a braccia alzate. Io gli faccio un cenno d’entusiasmo e poi mi perdo nell’ascolto.

Uno: Daniele Protti ha capito tutto del racconto e lo legge come fosse suo.
Due: il racconto è esilarante. Francesco, è proprio bello.

Io sono ubriaco e commosso. Al termine del racconto l’autorevole lettore proclama il nome del vincitore. Francesco Tranquilli.

Scatta l’applauso. Succedono cose varie, consegna di un premio e anche un’intervista, basata sulle domande che il pubblico degli aspiranti scrittori vuole fare al vincitore… Lui risponde con chiarezza e competenza, in modo sensato e profondo. Dice cose belle per le quali, se si vuole, ci si può anche commuovere. Io perlomeno mi commuovo. So che non fa testo, che ero illanguidito dalla Ribolla Gialla, ma mi sono proprio emozionato.

In tutto questo, fa anche un intervento ESILARANTE Maurizio De Giovanni, l’autore noir che ha lanciato la sua carriera proprio vincendo un Tiro Rapido partito nel 2005 al Gambrinus di Napoli.

La serata scorre serena e felice. Siamo tutti stanchi. Francesco subisce l’onta di alcune foto supplementari. Esce spossato e soddisfatto. Io fotografo il nostro gruppetto. Sono stanco morto. L’indomani avrò un appuntamento importante a Padova alla Solgar e devo ancora prenotare il treno. Ma sono proprio felice.

L’esperienza, comunque sia andata, è stata davvero appagante. Ho conosciuto un grande scrittore ai suoi esordi. Ho passato un bel weekend con mia moglie. Il giorno dopo, di ritorno da Padova, ho anche visto la mostra di Hopper.

Il mio racconto sarà nella raccolta TIRO RAPIDO che uscirà nei primi mesi del 2010. E’ la prima volta che qualcuno pubblica qualcosa di mio che non sia una recensione del giornalino del liceo o un articolo di tecnologia e web per le riviste con cui ho collaborato. Articoli, comunicati stampa, recensioni, i post dei miei blog… scrivere fa parte della mia vita, ma la scrittura professionale e quella creativa vivono in due universi paralleli. Insomma, il fatto che un mio racconto sia in una raccolta di racconti noir mi emoziona.

Non crediate che sia finita qui.

Come altri che ho incontrato lì alla finale, diventerò un partecipante seriale. Un serial tirorapider. Mi vedrete a tutte le prossime edizioni. Tiri rapidi, voli rapidi, sia quello che sia.
Io ci sarò.

Francesco Tranquilli, il vincitore di Tiro Rapido 2009
FRANCESCO TRANQUILLI CON IL SUO TROFEO
(Francesco ha pubblicato quest’anno il suo primo romanzo noir: BLACKOUT)

Marco Morello di supersalute.com

Notes